Il Karate si pratica a piedi nudi. Tutte le arti marziali giapponesi si praticano a piedi nudi.
Perché mai? La terra in Giappone è elemento sacro e fonte inesauribile dove attingere energia e continuità vitale. Il tatami rappresenta il legame tra la terra e il praticante e per questo va vissuto scalzo al fine di sentire e percepire con la propria pelle l’intensità e la vitalità della superficie. Senza filtri e assolutamente senza alcun tipo di calzatura. Alcuni insegnanti fanno usare ai propri allievi delle scarpette ginniche specifiche o generiche (alcuni genitori pretendono che i loro figli indossano le scarpette vuoi per motivi igienici, vuoi perché “sentono freddo”… nulla di più sbagliato!). A parte l’aspetto etico per il quale sul tatami si può solo salire a piedi nudi c’è anche, e soprattutto, un altro motivo completamente negativo; quale inibire la funzionalità dell’arto che può trovare la sua massima espressione solo a contatto diretto con il suolo. I piedi devono essere liberi, capaci di ogni genere di minimo movimento, pronti a sudare e a “tastare” il terreno con le proprie dita, con la punta, la pianta e il tallone.
Nelle arti marziali cinesi invece si pratica con le scarpette proprio per non sentirsi influenzati dalla superficie cercando di protendere verso l’alto i movimenti aspirando a “raggiungere il cielo per elevarsi”, concettualità molto dissimile dal “piede nudo che solca il tatami “.
La sacralità della terra e dell’energia che ne emana è un punto fermo nella pratica del Karate poiché parte integrante del senso che riflette, sul tatami e in ciò che, attraverso la pratica, vuole trasmettere.
