Poco fa, stavo riponendo nel borsone l’accappatoio, utilizzato ieri sera per la doccia dopo l’allenamento al dojo; come fatto innumerevoli altre volte, ho spostato la mia obi, per adagiarla, poi, sopra l’accappatoio, posto sul fondo.
Un gesto abituale, quasi un rituale che seguo nel disporre in ordine inverso gli indumenti che indosserò, in modo da trovarli nella giusta sequenza: accappatoio, cintura, giubba, pantaloni.
Questa volta, però, qualcosa mi ha trattenuto, prima di riporre l’obi nella borsa: l’ho tenuta con entrambe le mani, ho sfiorato con le dita i ricami che la rendono unica, ho notato i tanti punti in cui la stoffa nera, consumata, non esiste più, rendendo evidente il bianco della stoffa sottostante, quella più robusta, quella che costituisce la struttura (se così si può chiamare) dell’obi… da bianca a nera, da nera a bianca, in un cerchio che non si chiuderà mai, comprendendo e rappresentando anni di impegno, di fatica, di rinunce, di successi, di soddisfazioni, di crescita,… di Vita.
Tenendola con entrambe le mani, quasi si trattasse di un oggetto delicato (sicuramente prezioso, per me) mi è parso di sentire scorrere una Energia potente, una connessione con una Conoscenza che, a fatica, sto cercando di conquistare, passo dopo passo, in un cammino che non avrò il tempo di completare in questa vita, ma che, proprio per questo, è sempre più interessante e coinvolgente.
Mi trovo a rappresentare un grado ed interpretare un ruolo che, a volte, sento molto “larghi”… da qui la spinta a cercare di fare di più e meglio, sapendo che l’unica strada da percorrere non è in discesa: è un sentiero che si fa sempre più stretto, tortuoso e ripido.
Ci ho impiegato un po’ a distaccarmi da quel contatto, da quell’Energia positiva che, in qualche modo, mi ha reso migliore la giornata; l’ho riposta nella borsa, un po’ a malincuore, ma con la certezza che, su qualsiasi tatami andrò, lei ci sarà, a cingere i miei fianchi.
Lei mi aspetta, pronta per il prossimo nodo…
